Autore: Natalia Ginzburg, Regia: Emilio Russo, Attori: Giampiero Ingrassia-Marianella Bargilli Date: dal 4 al 13 aprile
TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA ĆØ la prima delle undici commedie di Natalia Ginzburg. La scrive nel 1965, due anni dopo avere vinto il Premio Strega con il suo capolavoro Lessico Famigliare. Come in quasi tutta la sua produzione, affronta ancora temi eterni come lāamore, le relazioni, le madri, la morte, la diseguaglianza sociale. E ancora una volta ne parla quasi senza parlarne, raccontando storie in apparenza semplici e familiari con la lingua concreta di tutti i giorni.
Ti ho sposato per allegria, nel suo inconsueto articolarsi tra assenze e presenze, ĆØ una sorta di vertigine, di labirinto che conduce nello stesso punto dal quale si ĆØ partiti e da dove si riparte forse cercando un altro percorso. ChissĆ ? Da qualche parte, prima o poi, si dovrĆ uscire. O forse no, proprio come in quella cosa che continuiamo a chiamare vita.
Si percepisce, anche ad una prima lettura, la netta sensazione di un distacco dai sentimenti, che ricorda Äechov (che la Ginzburg, tra lāaltro, adorava). Nel senso che nessuno dei personaggi sembra mosso da empatia verso lāaltro. Non Pietro nei confronti della madre e viceversa, non Vittoria nei confronti di Giuliana e viceversa, non Pietro nei confronti di Ginestra e viceversa. Insomma, sembra tutto reggersi o crollare negli obblighi mal sopportati dei vincoli familiari e borghesi (tema sempre presente nellāautrice).
E Giuliana e Pietro come si comportano? Il loro rapporto puĆ² reggere per lāallegria, puĆ² andare avanti con allegria? Che poi, a ben vedere, non ĆØ tanta nellāembrione di mĆ©nage familiare che i due stanno affrontando, non cāera nelle premesse (lei ragazza randagia sullāorlo del suicidio, lui non certamente ricco di sentimenti, in lotta, forse inconsapevole, tra un anticonformismo da cui si sente attratto e la gabbia borghese), e non sappiamo se questa allegria (per i sudamericani ĆØ la felicitĆ ) ci sarĆ in seguito. CāĆØ invece una quasi paradossale sinceritĆ nel mostrarsi per quello che si ĆØ. Una sinceritĆ a volte brutale, che fa ripetere ad entrambi e ossessivamente la domanda (a solo una settimana dal matrimonio e dopo qualche settimana di conoscenza): āPerchĆ© ci siamo sposati?ā SarĆ questa la formula giusta? ChissĆ ?