giovedì, Aprile 3, 2025
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DALLA LUNIGIANA ALLA VALDINIEVOLE

Un itinerario semplice, all’insegna di percorsi artistici e naturalistici particolari, si può svolgere in pochi giorni tra Liguria e Toscana, in una sorta di triangolo tra montagna, collina e mare. La Lunigiana è una zona bellissima, un po’ nascosta, che una volta esplorata lascia ricordi e impressioni molto piacevoli: è raggiungibile da Milano in circa un paio d’ore di autostrada. Splendida è Pontremoli – il comune più settentrionale della Toscana, in provincia di Massa e Carrara – borgo medioevale sul Magra, dominato dal Castello del Piagnaro. Qui si trova l’affascinante Museo delle Statue Stele lunigianesi (MUST), che conserva decine di reperti antropomorfi (fino a circa 2 m di altezza) scolpiti nell’arenaria nell’Età del Rame, del Bronzo e del Ferro, ossia nel periodo compreso fra il 2800 a.C. e il VI sec. a.C. Ne sono state trovate un’ottantina in tutta la Lunigiana, molto spesso sepolte o comunque dislocate rispetto al luogo di origine; solo in un paio di ritrovamenti le stele avevano mantenuto la loro primitiva collocazione, poste in fila una accanto all’altra. Il loro significato è tuttora ignoto: i soggetti sono guerrieri, con un pugnale alla cintola, o donne con seni evidenti e a volte rappresentazioni di collane. Potevano essere immagini di antenati, a protezione dei villaggi, oppure simboli, oggetti di culto, marcatori di territori, segnali per luoghi sacri dove si svolgevano rituali. Restano in ogni caso sculture antichissime e misteriose. Abbiamo dormito a Licciana Nardi, un comune disperso in numerose frazioni, appartenente al Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, sulla cosiddetta Via del Volto Santo. Quest’ultima è una parte della via Francigena: il nome si riferisce al crocifisso ligneo esposto nel Duomo di Lucca. Il tratto va appunto da Pontremoli a Lucca, e corrisponde al cammino dei pellegrini che avevano come meta questo oggetto di devozione. Il paese è circondato da boschi, nella valle del Taverone; vi si trova il castello dei Malaspina. Noi abbiamo fatto una bella passeggiata fino alla frazione di Pontebosio. Il giorno seguente, entrati nella provincia di La Spezia, abbiamo visitato il sito archeologico di Luni, fondata come colonia dai Romani nel II sec. a. C.: l’anfiteatro è bellissimo, s’intuisce la sua possenza (doveva essere a tre piani); si cammina poi sul lastricato del decumano maggiore, si ammira il foro, si entra in una villa che aveva sale affrescate, dove è stato ricostruito il giardino interno. Il paesaggio intorno ha un certo fascino e richiama alla memoria alcuni panorami greci. Nel piccolo museo sono conservati alcuni capitelli di colonne e busti marmorei. Purtroppo resta poco di quella che doveva essere certamente una città importante e ricca! In ogni caso merita senz’altro una visita.

Abbiamo quindi scelto di pernottare per qualche giorno a Montecatini Terme, città già da noi visitata più volte: un vero gioiello, purtroppo in declino, con numerosi alberghi, bisognosi di restauri urgenti, chiusi e messi all’asta, o venduti a oligarchi russi o a società che falliscono subito. L’atmosfera di fine ‘800 – inizio ‘900, legata alle bellissime Terme, al magnifico parco, agli edifici liberty, rischia dunque di svanire tra ambigue operazioni immobiliari, trascuratezza del verde e delle aiuole, perdita di attrattive, nonché gestioni mafiose di ristoranti e pizzerie. Speriamo che i residenti e la nuova amministrazione riescano a riportare Montecatini al lustro che la connotava! La città si trova in una posizione invidiabile, perfetta come base strategica per raggiungere località di grande interesse: il capoluogo Pistoia, Lucca, Pisa, perfino Firenze sono a breve distanza; i bellissimi borghi della Valdinievole sono a pochi minuti di auto, e senza fatica si arriva sul mare, a Viareggio, o in montagna, alle pendici dell’Abetone.

Siamo dunque tornati a Lucca per rivedere la meravigliosa Ilaria del Carretto, o meglio il suo monumento funebre marmoreo, opera dello scultore senese Jacopo della Quercia (1374-1438) conservata nella Cattedrale di San Martino. Ci siamo poi spostati alla Casa natale di Giacomo Puccini (1858- 1924), in corte San Lorenzo 9 (www.puccinimuseum.it ), dove si può visitare l’appartamento, restaurato, con alcuni mobili e suppellettili del grande compositore, di cui quest’anno ricorre il centenario della morte. Una casa-museo davvero interessante, con preziosi reperti e documenti musicali. Abbiamo quindi attraversato il bellissimo centro storico di Lucca, circondato da mura alberate, su cui è possibile passeggiare tranquillamente ammirandone il panorama.

Nei giorni seguenti abbiamo optato per mete naturalistiche, ossia la Macchia Antonini e il Quercione o “Quercia delle streghe”. La prima, raggiunta percorrendo una strada in salita stretta e tortuosa, con diversi tornanti, che arriva a Femminamorta e poi prosegue, è una vasta foresta di alti faggi, abeti, castagni e cerri (molti centenari), a circa 960 m di quota: siamo in Val di Forfora, sulla Montagna Pistoiese. La Macchia, un patrimonio davvero inestimabile, si estende per più di 200 ettari nel territorio del Comune di Piteglio. Numerosi sentieri conducono all’interno del bosco, dove si gode una magnifica frescura; in un’area si trovano tavoli da picnic e strutture per cuocere ottime grigliate, anche se nelle vicinanze si trova un grazioso ristorante dove gustare polenta e funghi (pure ad agosto!). In un laghetto nei pressi di un campeggio nuotano numerose carpe e tartarughe. Fu l’ingegner Pellegrino Antonini (1763-1827), ricchissimo proprietario terriero, a lasciare l’intera tenuta in eredità alla sua città, Pistoia. Le sue spoglie riposano in una singolare cappella-tempietto (Cappella dei Morti) fatta da lui costruire come suo sepolcro ai margini della Macchia. Il “Quercione” si trova invece nei pressi di Capànnori, alla base della collina di Montecarlo: è una roverella (Quercus pubescens) monumentale, dall’età stimata di circa 600 anni, dal portamento grandioso, alta 15 m e con l’apertura dei rami fino a 30 m. La circonferenza del tronco, a 1,30 m, è di 4 m. La leggenda vuole che l’albero fosse prediletto dalle streghe del luogo, che vi si ritrovavano per i loro sabba nelle notti di plenilunio. Si racconta anche che ispirasse Carlo Lorenzini (Collodi) per la scena dell’impiccagione di Pinocchio, proprio a una quercia, da parte del Gatto e della Volpe. La frazione di Pescia da cui Lorenzini prese il suo pseudonimo, ossia Collodi, paese di origine di sua madre, è nelle vicinanze. Vi si trova la bella Villa Garzoni di cui attualmente è visitabile solo il giardino, insieme alla “Casa delle farfalle”. Peccato che il “Parco di Pinocchio” annesso sia di fatto solo un parco espositivo di sculture evocative, piuttosto statico e noioso; se fosse reso più attraente e dinamico, in modo intelligente, potrebbe divertire adulti e bambini di ogni Paese con la rievocazione “vissuta” della storia del burattino più famoso del mondo, e diventerebbe una meta turistica di grande richiamo, con vantaggi economici nel circondario per tutto l’indotto conseguente. Speriamo che qualche sponsor coadiuvato da un’Amministrazione illuminata possa investire nell’iniziativa! 

A Montecarlo, paese molto interessante dominato da un castello, abbiamo visitato il Teatro dei Rassicurati (1795), in via Carmignani 14, uno dei più piccoli d’Europa (chiedere all’Ufficio del Turismo, via Roma 56). La facciata è indistinguibile da quella delle case adiacenti; ma all’interno si rivela una bella sala ovale, elegantemente decorata, con due ordini di palchi e quattro barcacce (aggiunte nel 1894), dalla capienza di circa 170 spettatori. I restauri hanno ampliato il palcoscenico, davvero grande in proporzione al teatro, che fortunatamente è stato salvato negli anni ‘60 dalla demolizione grazie all’intervento di uno studioso (Mario Tori), insieme a Italia Nostra e al Comune. Ora è perfettamente fruibile: vi si alternano allestimenti di opere liriche e di drammaturgie sperimentali. Qui è stato presentato, l’8 agosto, a ingresso libero, lo spettacolo “L’altro Giacomo”, dedicato al Giacomo Puccini più intimo e “privato”, da un’idea del pugliese Renato Raimo, attore e regista sessantenne. Un bell’omaggio a Puccini nell’ambito delle celebrazioni per il suo centenario! Una lapide ricorda che “Poco più che adolescente in occasione delle stagioni d’opera delizia degli autunni montecarlesi” il compositore frequentò il Teatro dei Rassicurati insieme alla sorella Ramelde e vi tornò nel 1894, già famoso per il trionfo della sua “Manon Lescaut”, per assistere al melodramma di Vincenzo Bellini “La Sonnambula”. Non si può dimenticare che a poche decine di km da qui si trova Torre del Lago, frazione di Viareggio, sul lago di Massaciuccoli, dove Puccini eresse la sua residenza e dove volle essere sepolto. Quest’anno vi si tiene il 70° Festival pucciniano, nel Gran Teatro all’aperto: diciotto serate d’opera che si concluderanno, il 7 settembre, con “Madama Butterfly”. A Montecatini, in viale Giuseppe Verdi davanti al Cinema Imperiale, si trova una panchina con la statua di bronzo di Puccini, seduto con l’immancabile sigaro e il suo bastone, splendida opera dello scultore russo Aidyn Zeinalov, che l’ha donata nel 2016 al Comune. Lo stesso artista ha anche donato alla città un bellissimo Verdi di bronzo, statua posta davanti al teatro omonimo. Nato a Mosca nel 1978, Zeinalov è stato nominato nel 2018 membro dell’Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze, la più antica al mondo. 

Musica, arte, cultura, natura, benessere: il nostro itinerario, pur breve, vi si è immerso completamente.

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