giovedì, Aprile 3, 2025
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DUE GIORNI NELLA CITTA’ MAGICA

Torino fa parte del cosiddetto “triangolo magico” di città europee, insieme a Praga e a Lione: e trascorrervi un paio di giornate di fine giugno, tra arte, musica e storia, può essere davvero una scelta fantastica, anche per chi, come noi, vi è già stato più volte. Siamo partiti col Flixbus ( https://www.flixbus.it/ ) da Milano un giovedì mattina per rientrare il venerdì seguente nel tardo pomeriggio: il viaggio è durato poco più di due ore per tratta e può essere decisamente più economico del treno, se si prenota in tempo utile (la spesa per un ticket A/R è stata di circa 10 euro). Per il pernottamento con colazione inclusa abbiamo scelto il B&B Ai Savoia (https://aisavoia.altervista.org/ ), centralissimo, in un palazzo storico, con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Prima di raggiungerlo ci siamo fermati per pranzo in un locale prenotato tramite The Fork (sconto del 50%), il Ristorante del Duomo Bicerin, a due passi da piazza Castello: piccolo e semplice, è in grado di offrire buoni piatti di cucina piemontese. Nel pomeriggio, approfittando del cielo sereno, abbiamo optato per una lunga passeggiata a piedi. Percorrendo tutti i portici di via Po siamo arrivati alla Gran Madre di Dio, attraversando il fiume sul Ponte Vittorio Emanuele I. Da qui, risalendo la collina lungo una strada dalla pendenza accettabile, non troppo faticosa sotto il sole, abbiamo raggiunto la meta: la splendida Villa della Regina, Patrimonio dell’Unesco. È una residenza reale sabauda, di origine seicentesca, costruita dal principe Maurizio di Savoia, che aveva rinunciato alla porpora cardinalizia per sposare la nipote tredicenne Ludovica, di trentasei anni più giovane. Dopo la loro morte la villa divenne luogo di delizie per diverse regine e per la corte sabauda del ‘700; ospitò anche Napoleone durante l’occupazione francese. Fu ceduta nel 1868 da Vittorio Emanuele II, per donazione, e divenne l’Istituto Nazionale delle Figlie degli Ufficiali che avevano combattuto per le guerre d’indipendenza. Purtroppo iniziò così un lento degrado: la villa via via perse arredi, dipinti, decorazioni e perfino intere stanze, adattate a camere da letto, aule, servizi igienici. I bombardamenti della II guerra mondiale causarono poi gravissimi danni e distruzioni; il collegio femminile fu chiuso nel 1943 e seguirono anni di totale abbandono, tanto che l’edificio, oltre a essere depredato, fu invaso e quasi sepolto dalla vegetazione circostante. Al posto del bellissimo parco e delle eleganti fontane, solo erbacce, rovi e pietre in rovina. Nel 1994 la Soprintendenza alle Belle Arti iniziò finalmente le necessarie e impegnative opere di restauro, che terminarono nel 2007, anno in cui la villa fu aperta alle visite. In realtà i lavori devono essere ancora completati: si confida nei fondi del PNRR! Gli interni sono davvero magnifici: stupende le camere affrescate del primo piano, gli stucchi, i Gabinetti Cinesi. Il panorama dalle terrazze del parco – considerato tra i più belli d’Italia, ad anfiteatro, con magnifici tappeti erbosi – e dai diversi belvederi è imperdibile. La vista spazia su tutta la città, su cui svetta la Mole Antonelliana; se l’aria è limpida, appaiono vicinissime le cime delle Alpi.

(http://polomusealepiemonte.beniculturali.it/index.php/musei-e-luoghi-della-cultura/villa-della-regina/visita-villa-della-regina/ )

Alla sera ci siamo recati al famoso Teatro Regio (https://www.teatroregio.torino.it/ ), in piazza Castello, uno dei più grandi d’Europa: avevamo i biglietti per assistere al “Trittico” di Giacomo Puccini, ossia a Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi, tre opere ben distinte ma collegate sia dalla splendida musica del compositore toscano che dall’aspetto peculiare dello scavo profondo nei sentimenti dell’animo umano (vediWww.Corrierebit.com/musica.htm per la recensione). Il Teatro Regio, risalente al 1740 ma completamente distrutto da un terribile incendio nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 1936, fu ricostruito nel 1973; è stato meravigliosamente trasformato dagli ultimi restauri: splendida illuminazione, ottima acustica, comodissime poltrone di velluto rosso, ampi spazi davvero eleganti.

La mattina seguente eccoci ai Musei Reali per la mostra “Guercino. Il mestiere del pittore”, aperta fino al 28 luglio 2024: magnifica l’esposizione di circa 100 dipinti– alcuni di artisti coevi – raccolti da diversi musei, anche a Vienna e Madrid, in diverse sezioni. Straordinari capolavori di Giovanni Battista Barbieri detto il Guercino (Cento, 1591 – Bologna, 1666), tra i tanti ammirati, sono certo Il ritorno del figliol prodigo (1619), Venere, Cupido e Marte (1633), Cleopatra morente (1648).

L’ultima visita, prima di far ritorno a Milano (con sosta d’obbligo allo storico Caffè Platti di corso Vittorio Emanuele II) ha riguardato un luogo molto particolare, ben inserito nella Torino “magica”: si tratta del Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso”,(https://www.museolombroso.unito.it/ ) che si può raggiungere con una bella passeggiata al Valentino, sul lungo Po. Appartiene all’Università di Torino ed è stato inaugurato nel 2009. Marco Ezechia Lombroso detto Cesare (Verona, 1835 –Torino, 1909) era un medico appassionato di antropologia, psichiatria e scienze giuridiche. Aderì alla fisiognomica, una corrente di pensiero che affondava le radici in particolare nella filosofia aristotelica e che aveva avuto grande successo soprattutto nel Rinascimento; diventò molto popolare nel ‘700 e ‘800. Le idee fondanti della fisiognomica sostenevano – in modo del tutto arbitrario – la correlazione tra tratti somatici e comportamenti umani. Lombroso applicò questo concetto cercando di utilizzare il metodo scientifico per dimostrarne la validità, nell’ambito della criminologia, di cui può essere comunque considerato, a ragione, uno dei fondatori. Misurando le dimensioni della scatola cranica e dei cervelli, studiando ossa, malformazioni, diametri facciali, prognatismi e quant’altro, Lombroso provò a correlare alcuni caratteri con tendenze delittuose, per esempio al furto, allo stupro, all’omicidio: gli studi riguardavano detenuti morti in carcere, cadaveri di giustiziati e di ricoverati in manicomio. Le donne venivano considerate, per alcune loro misure somatiche, “grandi bambini”, emotive più che razionali, incapaci di astrazione e sostanzialmente inferiori agli uomini: un vero, subdolo attacco al movimento per i diritti delle donne (che proprio alla fine dell’’800 iniziavano a rivendicare un cambiamento di ruoli e di status), mascherato da lavoro “scientifico”… È comunque da ricordare che Lombroso sostenne il diritto al divorzio, per ridurre i delitti domestici. Nel museo è presente, oltre allo scheletro dello stesso Lombroso, da lui donato per studio all’università, una vasta collezione di crani, maschere facciali di cera, corpi del reato, disegni di tatuaggi, fotografie di delinquenti e molti altri reperti che rendono la visita davvero interessante. Si comprende come Lombroso tentasse una sorta di sintesi fra la fisiognomica – in realtà una pseudoscienza, poi abbondantemente confutata – e le idee evolutive darwiniane, insieme alla paleoantropologia, alla genetica mendeliana e perfino alla psicoanalisi freudiana. Si scopre anche che non disdegnava sedute spiritiche, verso le quali passò da un iniziale, forte scetticismo, legato alla convinzione che si trattasse di manifestazioni truccate da svelare grazie alla scienza, a una forma di stupore davanti a quanto vedeva accadere, di cui non riusciva a trovare adeguate spiegazioni, fino all’ipotesi che durante la trance dei medium si annullassero le leggi della fisica, come la gravità, l’impenetrabilità della materia, le regole dello spazio e del tempo…Un’interpretazione davvero adatta ad una città magica!

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