Emma Baroni – Je vois encore #ricordo #memoria #casa Una collezione genderless che abbraccia il tema del ricordo legato al proprio luogo di nascita. Si concentra su quell’insieme di suggestioni passate rimaste impresse nella memoria e nel corpo, che si manifestano in un giorno qualunque e si materializzano nuovamente in tutta la loro purezza attraverso un odore, il tocco di una superficie, un oggetto ritrovato. L’ispirazione sono i borghi e i monti del Trentino, luoghi fatti di natura, genuinità, semplicità e artigianalità. I sensi sono stimolati dall’utilizzo di tessuti e manipolazioni tessili che sottolineano la matericità dei capi, che diventano tracce di un viaggio fatto di sensazioni e rievocazioni. I volumi morbidi e la predilezione verso maglieria e i tessuti caldi come il panno o il jersey in lana perseguono l’obiettivo principe della collezione: il comfort, il calore, l’abbraccio, volti a trasmettere la sensazione di indossare il proprio luogo d’infanzia e di portare con sé gli oggetti del cuore. 22 anni, trentina (Brentonico, Vallagarina), Emma si diploma al Liceo delle Scienze Umane a Rovereto ma assorbe sin da bambina la passione per la moda dalla nonna paterna sarta. Durante gli studi in Fashion Design si appassiona a tutto ciò che concerne la ricerca che precede una collezione, iconografica e di tessuto, ma anche al knitwear design e alla manipolazione tessile. Si ritiene empatica, sensibile, curiosa e attenta al dettaglio.
Davide Casadei – Indossando la Pioggia #evoluzione #sovversività #provocazione La collezione menswear invita a un cambio di prospettiva sul mondo, riportando alla memoria il potenziale sovversivo del vestire. Di fronte alla banalità e alla convenzionalità, gli abiti diventano strumenti di dissenso rispetto a omologazione e condizionamenti, aprendo strade inedite verso la propria verità. I suoi capi si pongono come una sorta di armatura verso l’esterno: l’uomo che li indossa ha l’aria perennemente trasognata e un animo nobile, seppur tormentato. Veste pantaloni comodi e blazer stropicciati; i polsini, troppo lunghi, scivolano sulle mani quasi a impedire l’uso dello smartphone; predilige grandi borse che nascondono il corpo, quasi una protezione aggiuntiva per affrontare il presente. I codici vestimentari si appropriano di tradizioni e canoni formali del contemporaneo per creare un’alternativa alle imposizioni e ai pregiudizi, un monito per un nuovo inizio. Si mescolano elementi formali e provocatori, rigore e delicatezza, corposità e leggerezza, fluidità e rigidezza in una tensione tra opposti che serve a legittimare gli errori, le imperfezioni, le asimmetrie, l’incertezza della forma. A livello estetico troviamo superfici puntualmente increspate da giochi di layering e l’uso copioso di tagli, con il senso di precarietà e noncuranza, solo apparente, che ne deriva. 26 anni, cresciuto a Longiano (Cesena) e diplomato al Liceo delle Scienze Umane, Davide vive diverse esperienze di studio e lavoro (ciclista a livello agonistico, bar tender, addetto alle vendite, customizzatore di sneaker) prima di iniziare in IED il percorso in Fashion Design, spinto dalla necessità di trovare una “via alternativa”, che gli desse la possibilità di esprimersi maggiormente. Pur nella sperimentazione, il suo obiettivo è realizzare capi realmente indossabili: il vestito deve essere quasi una seconda pelle, che si sceglie di avere. È da sempre attratto da tutto ciò che è sussurrato, a cui va concessa attenzione per essere capito.
Andrea Cella – Round Around #sport #performance #couture La collezione si ispira al mondo del backpacking e degli sport di alta quota, ma si distacca dal classico abbigliamento da performance per creare una Performance Wear Couture. Ai materiali e ai metodi di confezionamento propri dell’abbigliamento tecnico si accostano infatti elementi decorativi che vengono ingegnerizzati. Partendo dall’immaginario anni ‘90 e 2000, capi chiave della collezione sono i round puffer, che indossati isolano e proteggono, ma che possono essere trasformati in comodi zaini, grazie alla costruzione modellistica tridimensionale; gli shell, pantaloni e giacche con sistemi di protezione waterproof e windproof studiati osservando formazioni e dinamiche naturali; le felpe con cappuccio (hoodies) reinterpretate sia da un lato tecnico sia di ricerca visiva; i pantaloni tecnici e le maglie termiche, con tagli progettati per adagiarsi in maniera confortevole alle linee del corpo. La selezione dei materiali comprende un’ampia gamma di tessuti a maglia circolare, tessuti tecnici con finissaggi e resine per aumentarne la performance e una gamma di tessuti membranati. 21 anni, nato e cresciuto a Milano, Andrea ha una grande passione per gli sport e le attività all’aria aperta, che gli hanno permesso di abbattere barriere mentali e scoprire gli ambienti naturali del suo territorio, percepiti come fonti di insegnamento. Si definisce curioso e solare, fermamente convinto che i limiti nella vita siano autoimposti.
Alessia Ferrucci – Azione di cura #lavoro #famiglia #comunità Questa collezione donna è un omaggio alle origini filippine della designer e ai valori che le comunità filippina a Milano le ha trasmesso. Si ispira al lavoro di manutenzione – pulire, lavare, riparare, riverniciare spazi e oggetti quotidiani: qualcosa di utile alla collettività ma fatto di azioni meccaniche, ripetitive, faticose e apparentemente asettiche. Come l’artista statunitense Mierle Laderman Ukeles nel Manifesto of Maintenance Art (1969) ridefinisce il lavoro di addetti alle pulizie, domestiche, portinai e netturbini come forma d’arte nobile, la collezione osserva il lavoro di cura e le forme in cui si concretizza celebrando – attraverso la sua estetica – l’etica che racchiude, così da proporre una riflessione sulla sua dignità. In un mondo che celebra l’individualità, la cura dell’altro è infatti considerata un’attività improduttiva e, in un contesto patriarcale, prettamente femminile. La ricerca tessile rispecchia il contrasto tra sporco e pulito, opaco e lucido e si sviluppa in manipolazioni materiche che riprendono da un lato l’aspetto povero dello straccio e dall’altro la superficie gommata del guanto. L’atto del pulire, caratterizzato da una gestualità ripetitiva di sfregamento e torsione, rimane impresso nel tessuto attraverso spalmature trasparenti e traslucide. Le silhouette sono cascanti, attratte verso il basso, sembrano così disfarsi e gocciolare. Questa estetica prende vita in capi che puntano alla stratificazione e che a livello modellistico si ispirano al workwear di ambito domestico e in particolare al grembiule, ripreso nelle chiusure con lacci. Nata a Milano da madre filippina e padre italiano, Alessia si diploma al Liceo Scientifico e cresce circondata dalla comunità del paese materno, una vera e propria famiglia allargata che vive del lavoro di cura e guarda alla cura reciproca e all’altruismo come valori fondanti della propria cultura. I suoi design sono caratterizzati da un’estetica grezza, materica e stratificata, che si lega da un lato alla passione per il collage, dall’altro all’interesse per l’Arte Povera. Elementi presenti nel suo progetto di tesi sulla dignità del lavoro di manutenzione: qualcosa che sta ai margini, che passa inosservato ed è ingiustamente percepito come umile e improduttivo.
Matteo Gagliano – Cicardian Rhythm #artigianalità #famiglia #ricamo #sensualità Una collezione onirica, pensata per la donna ma conalcuni look uomo, un omaggio al notturno, a ciò che prende vita quando si fa buio, in un viaggio per luoghi “improbabili” accompagnato dal ritmo ancestrale circadiano. Cifra stilistica è l’artigianalità espressa nel ricamo: il damasco e la lana di pecora grezza – ossia l’interno e l’esterno del cuscino, simbolo del sonno – si fondono a creare giacche, canottiere, gonne. Il progetto vuole dunque essere un’ode ai travestimenti notturni, all’intimità della camera da letto e al trasformismo, padrone della notte, dove i contorni sono sbiaditi e le lenzuola diventano abiti; un’ode agli amori che si consumano al buio, alle energie inafferrabili e senza nome, che alle luci dell’alba svaniscono in un ricordo, come la sensualità, che di giorno si nega. 22 anni, nato e cresciuto a Cerami (Enna), si diploma al Liceo Classico, forte di una profonda passione per la cultura antica. Cresce circondato dalla natura agreste dell’entroterra siciliano e dalla maestria delle donne di casa nel cucire e ricamare, in un contesto molto attento alla cultura dell’abito: un’attitudine che lo ispirerà nel suo modo di progettare, insieme alla forte propensione all’artigianalità e alla manualità insita nella sua terra di origine. Appassionato di fotografia, da anni dipinge e scolpisce.
Filippo Ghini – Not scary #gotico #esagerazione #grottesco Il modo in cui ci vestiamo può influenzare davvero le dinamiche sociali? La collezione, genderless, si ispira all’estetica dell’arte gotica e all’horror, a partire dall’immaginario di Halloween, i cui costumi rappresentano una deviazione dall’abbigliamento ordinario. Se l’atto di travestirsi ha il potere di trasformare la prospettiva sul mondo, influenzando le modalità di interazione con esso, l’obiettivo del progetto è liberarsi dalle limitazioni e dalle false credenze autoimposte con cui ci rapportiamo agli altri: ciò può accadere attraverso una riconsiderazione dell’uso dei vestiti. L’idea è che rendendo gli indumenti eccessivamente eccentrici e grotteschi, si può influenzare il modo in cui gli altri interagiscono con noi. Troviamo così capi dall’aspetto oscuro, tetro e appuntito, esasperati da volumi e forme. Sebbene l’apparenza possa inizialmente suggerire ostilità, l’intenzione è portarla a un livello così estremo da trasformarla in ridicolo. I capi sono modellati esplorando la tridimensionalità dello spazio attraverso forme che alterano la silhouette in modo esagerato e non convenzionale. La palette di colori, prevalentemente monocromatica e inclinata verso il nero, mira a spostare l’attenzione dal colore a vantaggio della forma: è proprio attraverso questa che si punta all’esagerazione. 23 anni, originario di San Giovanni Lupatoto (Verona), si diploma al Liceo delle Scienze Umane e già durante l’infanzia inizia il suo personale percorso artistico, disegnando. Inizia sedicenne a esercitarsi nella calligrafia e a produrre graffiti per strada, passione che lo aiuterà poi nel pattern making. Considera da sempre l’abbigliamento una forma d’arte e d’espressione della propria personalità.
Stefano Marra – Icaro #libertà #rinascita #tracotanza Una collezione uomo che esprime la dicotomia tra annientamento e costruzione, sinergiche tra loro, ispirandosi al mito di Icaro: vuole dare un messaggio di rinascita, una speranza a partire dai propri errori e dalle proprie debolezze. Negli outfit emerge la volontà di ricostruzione, che si esprime nel mettere insieme elementi affini tra loro (pelli e piume di struzzo, o scarti di chiffon) per creare però qualcosa di completamente nuovo: gonne voluminose, casacche che incapsulano il corpo e che rimandano alla costrizione del volo, ma anche alla libertà di cadere. Tutto è connesso alla hybris di Icaro, la tracotanza del non conoscere i propri limiti, presentando capi che, nell’estetica distruttiva, rappresentino delle prospettive più inclusive e armoniose. 20 anni, nato e cresciuto a Bari, frequenta le scuole superiori in Germania (Renania-Palatinato). Percepisce sin da piccolissimo la passione per la moda, giocando con i ritagli di tessuto della nonna materna, sarta, e assimilando la forza della manualità dalla nonna paterna, professionista della maglia. Si definisce un iper-realizzatore, con un bisogno autodistruttivo di strafare. L’interesse per la psiche umana lo ispira nei suoi progetti, esplorando le emozioni spesso ignorate o tralasciate e toccando le debolezze e le paure dell’uomo moderno.
Niccoló Mattavelli − Edo Yankees #streetwear #oriente #artimarziali Punto di arrivo di questa collezione uomo è la ricerca di un equilibrio tra una concezione della vita “occidentale”, ovvero razionale, analitica e individualista e una di tipo “orientale”, basata su spiritualità, armonia e ricerca della pace, intesa come assenza di forti emozioni. I capi e i tessuti dello streetwear, che rimanda al mondo occidentale, sono re-interpretati secondo uno stile e un approccio orientali, visibili nelle lavorazioni e nei volumi, ispirati all’abbigliamento tradizionale dei paesi del Sol Levante e all’immaginario delle arti marziali. Si viene a creare un equilibrio tra capi più scenografici e altri più indossabili che ricalca l’equilibrio interiore, raggiungibile attraverso la spiritualità. Funzionali al raggiungimento della pace interiore sono la meditazione e la pratica delle arti marziali, valvole di sfogo di cui vediamo il riflesso nei capi della collezione. Nato e cresciuto a Valmadrera (Lecco), Niccolò si diploma al Liceo Scientifico. L’idea di studiare moda arriva all’improvviso: il suo percorso da creativo inizia da autodidatta nel 2020 quando, già forte di un interesse per lo streetwear, anche legato all’ambito musicale, durante l’esperienza del lockdown inizia a creare grafiche e a stamparle su capi di abbigliamento. Gli piace disegnare, realizzare cartamodelli e cucire abiti e accessori. I suoi designer di riferimento sono Marithé François Girbaud, Sacai e Glenn Martens.
Marco Servedio − 3K #lavoro #sicurezza #tecnologia Kitanai (sporco), Kiken (pericoloso), Kitsui (esigente). L’essenza di questa collezione workwear, ma potenzialmente indossabile da chiunque, nasce dalla definizione giapponese dell’operaio. La sua ideazione fiorisce nell’ambiente famigliare del designer, soprattutto dal lavoro del papà operaio, che offre la possibilità di riflettere sui rischi connessi e sull’importanza della prevenzione: normalmente, infatti, l’abbigliamento da lavoro presta scarsa attenzione nei confronti delle tipologie di fisicità ed è poco funzionale rispetto allo specifico lavoro svolto in termini di aderenza al corpo e di mobilità, di resistenza alle abrasioni e di impermeabilità. 3K impiega tessuti tecnici (Majotech) dalle alte funzionalità performative, resistenti alle abrasioni e all’acqua, traspiranti e dunque adatti ad ogni stagione, doppiamente protettivi contro gli agenti atmosferici. Guardando all’innovazione e alla sostenibilità, grazie all’inserimento di batterie e pannelli fotovoltaici in punti strategici in grado di alimentare dei led, i capi autoproducono la luce necessaria, ricaricandosi di giorno e attivandosi durante la notte per garantire maggiore sicurezza e visibilità agli operai. Completano la struttura accessori (YKK) che garantiscono mobilità e versatilità, agganciandosi e sganciandosi all’occorrenza: zip coil spalmate waterproof con doppio cursore bidirezionale, oltre a zip vislon e invisibili. 21 anni, nato e cresciuto a Toritto (Bari), Marco compie gli studi superiori all’Istituto Nautico del capoluogo. Dopo la maturità a prendere il sopravvento è la passione per la moda, sentita sin da ragazzino. Si definisce determinato e dotato di un forte senso di responsabilità e vede nella sua curiosità un plus per le fasi di ricerca stilistica che precedono la progettazione.
Cristian Torchia − MOMENTO #clubbing #techno #libertà #sovversività Una collezione donna che nasce dall’esperienza vissuta dal designer negli ultimi quattro anni, momento in cui trova e raffina una nuova via di espressione all’interno del mondo del clubbing techno: un luogo di rottura delle gerarchie sociali, un’oasi in cui trovare un proprio equilibrio. Attraverso un’estetica che gioca sulle manipolazioni della pelle, la donna di Momento si “rifugia” nel palcoscenico del clubbing per spogliarsi delle abitudini artificiali, dei pregiudizi e delle imperfezioni del mondo civilizzato e si immerge – assorbendolo – in ciò che da questo palco vede e coglie: una visione meno edulcorata sulla natura umana e sui suoi interessi. La realtà appare ormai mutata, lontana e sconvolta: si entra in una sovversione meditava che conduce ad un colloquio tra sé e sé. I capi giocano con le stratificazioni, che vanno a dare tridimensionalità e compattezza; la rigidità e la perfetta vestibilità sono assicurate dal rinforzo interno con visiere per cappelli; l’unicità viene dalle cuciture in taglio vivo non ripetibili sugli altri capi. Chi indossa “Momento” sarà unico e ineguagliabile. 22 anni, nato e cresciuto a Lamezia Terme, compie un percorso di studi superiori con indirizzo in Amministrazione, Finanza e Marketing e gioca a calcio agonistico fino ai 18 anni, appassionandosi contemporaneamente alla moda. L’amore per lo sport si unisce in Cristian a quello per l’arte, con uno sguardo sempre attento ai dettagli e una mente aperta alle sfide. Si lascia guidare da autenticità e trasparenza, preziose alleate per essere coerente con sé stesso, nel lavoro e nella vita quotidiana.



