Forse pochi milanesi sanno che, un paio di anni fa, l’allora assessore alla Cultura della Lombardia Stefano Bruno Galli candidò – senza successo – il Duomo di Milano nella lista dei beni nazionali UNESCO. Può sembrare strano, ma la città a tutt’oggi può vantare un solo sito classificato come Patrimonio dell’Umanità: la Chiesa e il convento domenicano di Santa Maria delle Grazie, con il Cenacolo vinciano (dal 1980).

La Lombardia possiede 10 siti UNESCO, e in tutta Italia ce ne sono ben 60 (l’ultima new entry, lo scorso anno, è stata la via Appia, Regina Viarum), ossia il maggior numero al mondo. Nel 2017 Milano è diventata la prima in Italia ad essere riconosciuta come “Città Creativa UNESCO della Letteratura”, in quanto considerata capitale dell’editoria italiana. Città natale di Alessandro Manzoni, fu amatissima da Stendhal, pseudonimo di Henry Beyle, che la visitò più volte a partire dal 1800 e che volle sulla sua lapide tombale, al cimitero di Montmartre, l’iscrizione in italiano “Arrigo Beyle, milanese, scrisse, amò, visse”.
In 168 Paesi, l’UNESCO ha finora riconosciuto (dal 1972, anno della Convenzione della World Heritage List) 1223 siti, di cui 952 culturali, 231 naturali e 40 “misti”. I criteri considerati per l’inclusione nel Patrimonio Mondiale sono una decina, ma è sufficiente rispondere ad almeno uno di questi: per esempio, il bene deve rappresentare un capolavoro del genio creativo dell’uomo; oppure, costituire un esempio straordinario di una tipologia edilizia, di un insieme architettonico o tecnologico (…). Per il Duomo, dovrebbero valere entrambe le affermazioni!

La sua costruzione iniziò nel 1386, dove sorgevano le antiche basiliche di Santa Tecla e Santa Maria Maggiore, che furono abbattute in momenti diversi per far spazio alla nuova, grandiosa Cattedrale, e i cui resti si ritrovano nell’Area Archeologica, insieme a quelli del Battistero di S. Giovanni alle Fonti. Fu Gian Galeazzo Visconti, ambizioso Signore di Milano, a fondare l’anno successivo la Veneranda Fabbrica del Duomo, istituzione senza scopo di lucro con il compito di seguire i lavori e provvedere ai finanziamenti necessari. Si scelse il marmo di Candoglia (ogni blocco era marchiato AUF, Ad Usum Fabricae, esente da tributi di passaggio)e si decise di assumere architetti e ingegneri che si erano già cimentati con lo stile gotico, che all’epoca era alla sua massima fioritura. Il dibattito all’interno della commissione internazionale convocata per risolvere problemi costruttivi e calcoli di statica fu acceso e vide contrapposti maestri italiani, francesi e tedeschi. Il primo ingegnere capo fu Simone d’Orsenigo; tra i diversi nomi che ebbero incarichi di rilievo nei secoli successivi si trovano Filippino degli Organi, il Filarete, Pellegrino Tibaldi, Leopoldo Pollack. Si iniziò dall’abside – con magnifiche vetrate – proseguendo verso il transetto. Lo straordinario interno è un colossale spazio che raggiunge quasi 46 m di altezza, grazie a 52 pilastri a fascio. La facciata ebbe un progetto definitivo solo nel Settecento, epoca in cui fu concluso il Tiburio, con la guglia più alta e la posa della Madonnina (1774), avente una struttura interna in ferro (sostituita nel 1967 da acciaio inossidabile), rivestita da lamine di rame sbalzato dorato. Fu scelto il modello dell’Assunta dello scultore lombardo Giuseppe Perego (1701-1800). Forse non tutti i milanesi sanno che l’alabarda sulla destra della statua è in realtà un parafulmine!

La facciata fu completata in epoca napoleonica, insieme alla maggioranza delle guglie e delle vetrate; i lavori proseguirono per tutto l’Ottocento. Anche nel secolo scorso si aggiunsero elementi – per esempio le porte – e si iniziarono importanti restauri, anche a seguito dei danni subìti nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Le attività di manutenzione, recupero e conservazione continuano tuttora: i possenti archi rampanti, le falconature, i 150 doccioni, le 3400 statue, le 135 guglie necessitano certo di cure costanti e costose.
Lo stile architettonico complessivo è dunque sia gotico internazionale che neoclassico e neogotico, un insieme davvero unico al mondo. La denominazione ufficiale del Duomo è “Cattedrale Metropolitana della Natività della Beata Vergine Maria”: è infatti dedicata a Maria Nascente. È la chiesa più grande d’Italia, appartenendo San Pietro allo Stato della Città del Vaticano; è la quarta nel mondo per superficie. Molti turisti si affollano ogni giorno per visitarla: l’ingresso è a pagamento dal 2015, anno dell’Expo; il biglietto è passato dagli iniziali 2 euro a 10 euro (comprensivo del Museo del Duomo), con numerose soluzioni di biglietti combinati, riduzioni, agevolazioni e convenzioni (www.duomomilano.it ) che possono includere la salita alle Terrazze, la Pinacoteca Ambrosiana, la Chiesa di San Gottardo, l’Area Archeologica. Esiste perfino la possibilità di affittare spazi per eventi privati e aziendali. Nel 2023 gli incassi della Veneranda Fabbrica del Duomo hanno superato i 35 milioni di euro.

Anche i residenti a Milano devono pagare per entrare nella loro Cattedrale (e forse non tutti lo sanno!): eppure sono i milanesi i veri proprietari del Duomo. Solo per pregare o partecipare a una funzione, previo controllo degli addetti alla sicurezza, si può entrare gratuitamente, da una porta laterale o da quella di sinistra, verso la Galleria. I fedeli si ritrovano però confinati nella navata sinistra, separata dal resto del Duomo da barriere metalliche o di legno e occupata da molti banchi, supporti per candele, grandi confessionali verso il fondo. Non possono uscire dalla zona permessa, dedicata al culto.
In Germania l’imponente Duomo di Colonia, del XIII secolo, Patrimonio UNESCO dal 1996, ha l’ingresso gratuito per tutti (solo il Tesoro è a pagamento). In Francia, a Parigi, la meravigliosa Cattedrale di Notre-Dame (“Luogo di fede e di accoglienza da più di 860 anni”, recita una nota nel sito web), chiusa per restauri dal 2019 – un incendio durante i lavori ne devastò il tetto – e riaperta l’8 dicembre 2024, ha accesso libero e gratuito. È Patrimonio dell’Umanità dal 1991.

Un’ultima nota: il lato destro della nostra bellissima Cattedrale è purtroppo ricoperto, ormai da anni, da una sorta di lungo e antiestetico “paravento” prefabbricato, all’interno del quale si trovano tre sportelli (un “Duomo Infopoint” e una biglietteria per gruppi turistici); sopra è collocato un enorme schermo dove scorrono filmati pubblicitari. Di fianco, spicca la scritta “TOILETS”: due porte, perennemente aperte, lasciano intravvedere – proprio a ridosso del Duomo – i gabinetti pubblici (dal costo di 2 euro). Oltre ai cattivi odori, è proprio desolante vederli: non sono certo degni di una candidatura della Cattedrale a Patrimonio dell’Umanità. È vero che pecunia non olet, ma la Veneranda Fabbrica non può almeno trovare un’altra collocazione dei medesimi?
