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IL GIOVANE PIANISTA PIETRO BEGNI AL CONSERVATORIO CANTELLI A NOVARA

Abbiamo assistito oggi, sabato 22 Marzo, ad un breve recital di un giovane pianista formatosi presso il Conservatorio di Novara, in occasione del diciassettesimo dei Concerti del Sabato del Cantelli. Il programma proposto da Begni prevedeva tre composizioni: le “Variations Sérieuses” op.54 di F. Mendelssohn, di M. Ravel “le Gibet” dal Gaspard de la nuit, e infine uno dei 170 Péchés de vieillesse di G. Rossini, “Tarantelle pur sang” (volume VIII). Più che mezzo espressivo di un limpido, ma intenso lirismo come le “Romanze senza parole”, “Variations Sérieuses” appaiono ispirate da una vena più brillante e salottiera, il che, sia chiaro, non significa affatto più ‘facile’, perché si tratta di una scrittura pianistica contraddistinta da pagine di complesso e talora arduo contrappunto, da cui l’aggettivo ‘Sérieuses’. Begni, col suo tocco pulito e sempre preciso, il suo fraseggio fluido ed efficace tanto nei legati, quanto negli staccati, l’accurato controllo delle dinamiche, ne ha dato una buona interpretazione, eseguendo con efficacia tanto le situazioni tecniche, quanto quelle espressive. La vena melodica sempre limpida e brillante ha peraltro saputo dar voce anche a momenti più lirici o di slancio appassionato, d’impronta schumanniana, che pure non mancano in questa composizione di Mendelssohn, dimostrando altresì un ottimo controllo tecnico della tastiera nelle parti agogicamente più veloci, o nelle fughe o nei canoni che punteggiano il tessuto contrappuntistico delle diciassette Variations.

Decisamente una buona esecuzione, che rivela un pianista di ottima qualità. Tutt’altra la cupa atmosfera musicale de “Le gibet” raveliano, che Begni è bravo a suonare nella varia gamma dei colori espressivi, tutti virati sull’angoscia e sul sinistro, offerta dall’ossessiva ripetizione del pedale, un livido si bemolle. Questo lugubre mondo sonoro cede di nuovo il posto al luminoso Do maggiore della Tarantelle pur sang di Rossini. Qui torna a dispiegarsi in pianismo brillante e salottiero, di cui peraltro Begni sa cogliere efficacemente anche i momenti di ironia, quasi di distaccata consapevolezza della fatuità di questo ‘gioco sonoro’ : atteggiamento di fondo della musica rossiniana, che in un pezzo come questo affiora appena, ma è presente, come se la musica proiettasse l’ombra della propria parodia. Un concerto breve e con pezzi che certo non sono al vertice della storia della musica, questo di Begni, ma interessante e ben suonato, da un giovane che ha tutte le carte in regola per raggiungere traguardi più ambiziosi. Come quasi sempre ai ‘Sabati’, nessun fuori programma al termine del recital, nonostante i prolungati e scroscianti applausi del numeroso pubblico.

22 marzo 2025 Bruno Busca

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