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Recital di Arcadi Volodos in Conservatorio per la Società dei Concerti

Quello andato in scena ieri sera nella Sala Verdi è stato una straordinaria serie di eventi musicali consecutivi che, dopo il recital della pianista georgiana Elisso Virsaladze e del pianista russo Daniil Trifonov, ha visto il ritorno di un gigante della tastiera: Arcadi Volodos. L’attesissimo rientro del pianista russo, nell’ambito della rassegna organizzata dalla Fondazione La Società dei Concerti di Milano, ha regalato al pubblico un recital interamente dedicato a Schubert, concluso con un’ovazione trionfale. Nato a San Pietroburgo nel 1972, Volodos è uno degli interpreti più acclamati della Scena internazionale, celebre non solo per il suo virtuosismo straordinario, ma anche per la capacità di rielaborare brani celebri con un tocco personale inconfondibile. Il programma, interamente schubertiano, si apriva con i Sei Momenti Musicali op. 94 D. 780, seguiti da due Lieder nella celebre trascrizione di Franz Liszt,

per poi culminare, dopo l’intervallo, con la monumentale Sonata in La maggiore D. 959. Ogni esibizione di Volodos colpisce per la profondità interpretativa e la ricchezza timbrica. La sua infinita tavolozza sonora nasce da un’incredibile capacità di calibrare il tocco, scolpendo il suono con un’attenzione meticolosa ai diversi piani sonori. Il suo approccio, spesso riflessivo e interiorizzato, esige dall’ascoltatore la massima concentrazione, creando un dialogo intenso tra interprete e pubblico. Particolarmente emblematici in tal senso sono stati l’Andantino in
La bemolle maggiore,
secondo dei Sei Momenti Musicali, e l’Andantino della Sonata D. 959, entrambi momenti di straordinaria introspezione, nei quali Volodos ha dato prova della sua ineguagliabile sensibilità. Di notevole impatto espressivo anchei due Lieder di Schubert nella
raffinata armonizzazione lisztiana: Litanei auf das Fest Aller Seelen (da Drei Geistliche Lieder D. 343) e Der Müiller und der Bach (dalla celebre raccolta Die schöne Müllerin D. 795), eseguiti con un lirismo vibrante e struggente. Il pubblico, numerosissimo, ha risposto con un’ovazione fragorosa, ottenendo ben tre bis: ancora Schubert, con il grazioso e raffinato Minuetto in La maggiore D. 334, seguito da una vertiginosa esecuzione della Rapsodia n. 13 di Liszt-Volodos, esempio di virtuosismo magistrale nella sua incredibile chiarezza di dettaglio. A chiudere, il suggestivo Ocell trist di Frederic Mompou, brano meditativo e profondamente evocativo. Una meritata standing ovation ha salutato il maestro, visibilmente soddisfatto. Una serata memorabile.

6 febbraio 2025 Cesare Guzzardella

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