Il recital del pianista moscovita Nikolai Lugansky (1972) ha presentato un programma variegato, mettendo in risalto tre grandi compositori: Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847), Ludwig van Beethoven (1770-1827) e Richard Wagner (1813-1883). La serata si è aperta con una selezione delle celebri Romanze senza parole di Mendelssohn, sei brani tratti dalle opere 19, 38, 67 e 85. L’interpretazione di Lugansky si è distinta per l’elevata qualità artistica, restituendo con precisione ogni dettaglio, una narrazione limpida e un perfetto equilibrio tra le diverse voci nei piani sonori. Tra i momenti di maggiore impatto emotivo, spiccano l’Op. 67 n. 4 in do maggiore (Spinnin Song) e l’Op. 67 n. 6 in mi maggiore (Ninna nanna). Andando a ritroso nel tempo, Lugansky ha poi proposto la celebre Sonata n. 17 in re minore Op. 31 n. 2 “La Tempesta” di Beethoven, offrendo un’interpretazione classica ed equilibrata, caratterizzata da una grande chiarezza timbrica e un rigoroso controllo formale. L’Allegretto finale, pacato e ben articolato, ha messo in evidenza il senso di compostezza interpretativa del pianista. La seconda parte del recital ha segnato un deciso cambio di registro, con un programma interamente dedicato a Richard Wagner. Particolarmente affascinanti le trascrizioni dello stesso interprete di Quattro scene da Götterdämmerung: il Duetto d’amore tra Brünnhilde e Sigfrido, il Viaggio di Sigfrido sul Reno, la Marcia funebre e il Sacrificio di Brünnhilde. Lugansky ha saputo rendere al meglio il virtuosismo di chiara ispirazione lisztiana, attraverso contrasti dinamici marcati e armonizzazioni ricche e suggestive, ricreando con efficacia l’atmosfera teatrale wagneriana. A seguire, il Wagner delle celebri trascrizioni di Franz Liszt, con Isolde’s Liebestod S. 447 da Tristan und Isolde, eseguito con intensità e raffinatezza, che ha conquistato il pubblico in sala. L’interpretazione è stata accolta con un lungo applauso dal folto pubblico presente. Lugansky ha concluso la serata concedendo tre bis di ottima qualità: Lilacs Op. 21 n. 5 di Sergej Rachmaninov (1873-1943), lo Studio Op. 10 n. 7 di Fryderyk Chopin (1810-1849) e un’altra pagina eccellente di Rachmaninov, il Preludio Op. 23 n. 7. Gli applausi calorosi e prolungati hanno reso omaggio a un’esibizione di alto livello.
27 gennaio 2025 Cesare Guzzardella