Il giovane pianista israeliano Tom Borrow, di padre inglese, ha fatto il suo ingresso al Conservatorio con un programma vario e raffinato, che spaziava da Bach a Schubert, Schumann e Scriabin. Alcuni brani erano arrangiamenti di Rachmaninov o trascrizioni di Busoni e Liszt, capolavori noti che hanno messo in luce le ottime qualità interpretative del venticinquenne. Alcuni cambiamenti nell’ordine dei brani e la mancata esecuzione di alcune brevi composizioni, rispetto al programma pubblicato, hanno concentrato gran parte della musica di Bach nella prima parte della serata.


Il concerto si è aperto con la Suite dalla Partita per violino solo n. 3 di Bach, nell’arrangiamento di Rachmaninov, mentre la celebre Ciaccona dalla Partita n. 2, nella magistrale trascrizione di Busoni, ha esaltato la profondità interpretativa di Borrow nel dialogo con la musica del genio di Eisenach. Il suo approccio riflessivo, quasi organistico, con un sapiente rilievo dei diversi piani sonori, ci ha particolarmente colpiti. Tra questi due pilastri bachiani, Borrow ha inserito due trascrizioni celebri: un’eccellente Serenata di Schubert-Liszt – celebre la versione di Horowitz – e Widmung di Schumann-Liszt, eseguita con grande sensibilità. Dopo l’intervallo, il programma ha proposto Scriabin con i brevi 5 Preludi op. 16, caratterizzati da una raffinata introspezione espressiva, seguiti dalla monumentale Fantasia op. 17 di Schumann. Qui Borrow ha offerto una buona interpretazione, seppur distante dalle letture storiche di riferimento: è mancata una sintesi narrativa capace di conferire al complesso lavoro un impatto emotivo più incisivo e una tavolozza timbrica più brillante. Eccellente il bis concesso con il celebre Bach-Petri BWV 208 “Schafe können sicher weiden” . Nel complesso, un ottimo pianista, con momenti di autentica eccellenza interpretativa, che merita senza dubbio di essere riascoltato.
5 marzo 2025 Cesare Guzzardella