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TRE GIOVANI STELLE ILLUMINANO IL VIOTTIFESTIVAL DI VERCELLI

Il programma della serata di musica offerta ieri sera, 1/02, al Teatro Civico di Vercelli dal Viottifestival era impaginato su due trii per violino, violoncello e pianoforte: il Reperto n.12 su un frammento di Schubert di G. Sollima (1998) e il monumentale Trio il la minore op.50 di P. I. Ciajkovskij (1882). A comporre il trio, oltre al pianista Massimo Spada, due giovani ormai saldamente annoverati tra i migliori talenti della generazione dei nati dopo il 2.000: la violinista Giulia Rimonda (n. 2002) e il violoncellista Ettore Pagano (n. 2003). Volti conosciuti a Vercelli, in particolare Giulia Rimonda, primo violino dell’Orchestra Camerata Ducale, ma che si torna sempre ad ascoltare con piacere e interesse, nella certezza di ascoltare ogni volta qualcosa di nuovo e di bello e di sentire un brano noto proposto in una interpretazione sorprendente ed

emozionante.  Il pezzo di Sollima, di chiaro stile minimalista per la ricorsività delle strutture e il carattere prevalentemente modale delle melodie, è eseguito in modo incantevole dai tre interpreti: sulla melodia introdotta da spada sul pianoforte, con suoni cristallini della mano destra e accordi di misteriosa profondità della sinistra,   dopo alcune battute si leva il suono, di delicatissima chiarezza e dolcezza, del violino di Rimonda, cui si unisce subito il violoncello di Pagano, con un colore morbido e caldo sulle note gravi, quasi in sordina e con tempi lenti all’inizio, per poi sprigionare un’agogica tutta energia e velocità, con quel virtuosismo di cui Pagano è riconosciuto maestro . Ha inizio così un dialogo fra i tre strumenti, che più che sui temi e sui ritmi punta sui colori, sulle variazioni timbriche che il trio evoca in un dialogo ammaliante e che nella limpidezza del pianoforte, nella chiarezza e leggerezza del violino, nell’avvolgente colore crepuscolare del violoncello hanno i loro colori essenziali, sfumati dal variare delle dinamiche, da cui scaturisce un’atmosfera sonora di sottile mistero. A questa bellissima esecuzione seguiva il Trio di Ciajkovskij, in due tempi, il secondo dei quali un tema con variazioni, dalla scrittura particolarmente densa e piena, che fa del trio una sorta di orchestra immaginaria, chiamando gli interpreti ad un grande sforzo d’intesa e di dialogo strumentale. Il Trio op.50 del grande compositore russo ascoltato ieri a Vercelli è stato un vero esempio d’interpretazione di altissimo livello, da parte di tre giovani strumentisti ormai pienamente maturi. Ha ragione Bortolotto, quando sostiene che la difficoltà grandissima di questo monumento sonoro nasce dal fatto che la successione e il contrasto e lo sviluppo dei temi dipendono più che da una logica strutturale, da una dialettica dei sentimenti. Rimonda, Pagano e Spada hanno colto perfettamente, a nostro avviso, questa caratteristica del Trio ciajkovskjano, guidando l’ascoltatore in quel meraviglioso caleidoscopio di suoni, con un dialogo sempre elegante e raffinato, un fraseggio strumentale ricco di

sfumature nei colori e nelle dinamiche, una cura attentissima del dettaglio. Pur nella densità della scrittura, le linee melodiche fluivano luminose e nitide, fin dal tema principale del primo tempo (colla sua elegiaca malinconia) cariche di una forza espressiva intensa e vibrante, cui ogni strumento era chiamato a partecipare. Slancio appassionato, lirismo sublime, energia nei colpi d’arco e nel tocco pianistico, virtuosismo, mai ad effetto, sempre orientato verso precisi esiti espressivi, sono le virtù esecutive che i tre ragazzi di questo magnifico trio hanno messo in mostra ieri, ottenendo il meritato successo di un pubblico che ha tributato loro un applauso travolgente. Il bis concesso, il secondo dei Sei Studi in forma canonica op.56 di R. Schumann, è stato suonato proprio come indica Schumann Mit innigem Ausdruck,’ con intima espressività’, venata di un soffuso dolore che ha voluto essere anche l’omaggio estremo ad un membro della Camerata Ducale, Giuseppe Chiesa, scomparso in questi giorni, una nota di tristezza che ha segnato una serata di straordinaria bellezza musicale.

1 febbraio 2025 Bruno Busca

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