giovedì, Aprile 3, 2025
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UN CAPOLAVORO BAROCCO AI SABATI DEL CONSERVATORIO CANTELLI DI NOVARA

Con vivo piacere, dopo solo due settimane, abbiamo di nuovo ascoltato a Novara oggi, Sabato 29/03, un concerto di elementi dell’Ensemble cameristico La Risonanza, tra i più autorevoli in Italia, e non solo, per l’esecuzione di  musica barocca, specie del XVII  secolo ( vedi articolo del 16 marzo).

Olivia Centurioni ( che è anche docente presso il Conservatorio di Novara) al violino barocco, Fabio Bonizzoni ( che dell’Ensemble è anche Direttore) al clavicembalo ed Emanuele Palomba alla tiorba  hanno presentato uno dei capolavori della civiltà barocca europea, in verità, ci pare,

non molto eseguito nelle nostre sale da concerto: si tratta delle “Sonate del Rosario” (Rosencranz-Sonaten) per violino e basso continuo composte nel 1676 da Heinrich Ignaz Franz Biber (1644-1704). H. Biber fu, oltre che sommo violinista, di eccezionale virtuosismo, anche grande compositore di musica sia sacra sia profana, probabilmente uno dei più grandi in area tedesca prima di J. S. Bach: fu Maestro di Cappella presso la corte vescovile di Salisburgo, la medesima che circa un secolo dopo vide risplendere la figura del giovane Mozart. Queste “Sonate del Rosario” sono annoverate come uno dei vertici della sua produzione musicale. Si tratta di 16 sonate, divise in tre gruppi di cinque ciascuno, dedicato a un gruppo dei Misteri del Rosario Cristiano (infatti l’opera appare talvolta col titolo di “Sonate dei Misteri”): i Misteri Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi; restano fuori i Misteri Luminosi.

La composizione è chiusa da una sedicesima sonata, una Passagaglia (così nel manoscritto), l’unica opera prebachiana paragonabile alla Ciaccona di Bach. L’opera era destinata ad accompagnare le solenni cerimonie in occasione della commemorazione dei Misteri del Rosario, nei giorni di ricorrenza, secondo un’usanza molto diffusa nell’Europa cattolica del XVII sec. Le sonate constano di un numero di movimenti variabili da 1 a 4 ed è singolare che, pur trattandosi di sonate ‘da chiesa’, non ne adottino lo schema (alternarsi di tre o quattro tempi lenti e veloci), ricorrendo a movimenti di danza o a variazioni, proprie delle sonate profane.

Di questo vasto complesso è stata proposta la prima parte, cioè i cinque Misteri Gaudiosi. Protagonista assoluta del concerto è stata naturalmente la violinista Olivia Centurioni, strepitosa nell’affrontare le difficoltà tecniche spesso ardue delle sonate e soprattutto quello che è il problema principale che si trova ad affrontare chiunque debba eseguire un pezzo violinistico di Biber: la c.d. ‘scordatura’, cioè il continuo variare dell’accordatura dello strumento rispetto a quella ‘classica’ per quinte. Pratica abbastanza diffusa nel’600, Biber la porta agli estremi: solo la prima sonata presenta l’accordatura per quinte, le altre quattro ne adottano altrettante diverse, una più originale e ardua dell’altra. Lo scopo è quello di esprimere nel suono, anche mediante dissonanze non risolte, la varietà degli ‘affetti’ e di trovare accordi inusuali. Possiamo immaginare la difficoltà che queste continue scordature comportino per l’esecutore: difficoltà che Centurioni ha superato con gran bravura, dimostrando un dominio tecnico perfetto dello strumento, al servizio di una linea espressiva di grande intensità e potenza emotiva.

La voce ‘di aspra dolcezza’, come con un ossimoro Harnoncourt definiva il suono particolare delle corde di budello del violino barocco, sfruttata in tutte le sue pieghe espressive dall’arco della violinista, hanno dato vita ad un evento musicale memorabile. Dal tono solenne del Preludio della sonata I (l’Annunciazione)), al carattere pacato e brillante, screziato da momenti di più intensa emozione della Visitazione (sonata II), all’intensità con cui Centurioni ha dato voce alla particolarissima accordatura della tonalità di Si minore della sonata III (La Natività), dalla linea espressiva di malinconico intimismo, come velato da un che di dolcemente indefinito. Mirabile per potenza di coinvolgimento l’esecuzione della Ciaccona in cui consiste l’unico movimento della IV sonata (La Presentazione di Gesù al Tempio), brano ricco di ardue ornamentazioni e passaggi di agilità, anche in doppie corde, il tutto suonato con una precisione e una chiarezza di suono davvero eccellenti, dando modo al violino di spiccare col suo suono pieno e brillante. Il duo del basso continuo ha eseguito al meglio il suo compito, creando lo sfondo sonoro più appropriato alle meravigliose architetture melodiche e armoniche del violino. Per riempire i ‘tempi morti un po’ lunghi richiesti dai cambi di accordatura, soprattutto dopo le sonate II e III, il Maestro Bonizzoni ha eseguito due sonate clavicembalistiche di Gregorio Strozzi (1615 ca. -1687) autore lucano, vissuto per gran parte della sua esistenza a Napoli, sconosciuto ai più, nonostante abbia composto un’opera molto apprezzata al suo tempo, “I capricci da sonare cembali ed organi”, che ne fa uno dei padri della sonata solistica barocca. I due pezzi suonati da Bonizzoni si distinguono per un ricco contrappunto, fatto di imitazioni e fugati, unito ad una limpida volontà di canto, che l’esecuzione ha espresso con un tocco di rara precisione e chiarezza. Un concerto tra i più memorabili tra quelli da noi ascoltati quest’anno ai Sabati del Cantelli, salutato dal numeroso pubblico con il dovuto tributo di applausi, premiato da un fuori programma, una Ciaccona di Johann Heinrich Schmelzer (1623 ca. -1680), anch’egli virtuoso violinista e maestro di Biber: bel pezzo, in cui le variazioni si succedevano con elegante dolcezza, degna conclusione di un concerto di così alta qualità.

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