Il sole e il cielo sereno di fine ottobre ci hanno invogliato a trascorrere qualche giorno nel centro Italia, partendo in auto da Milano il giovedì mattina e rientrando il lunedì successivo. Dopo una sosta per uno spuntino nell’elegante Forte dei Marmi, siamo giunti a Fonteblanda (Hotel Cala di Forno, piazza Uccellina 4), località a circa 4 km da Talamone, piccolo borgo sul mare e frazione di Orbetello. Siamo a sud del Parco naturale della Maremma, in provincia di Grosseto, in una bellissima zona di spiagge sabbiose circondate da vegetazione mediterranea. Talamone – che abbiamo raggiunto la sera, dopo un magnifico tramonto – ha una storia molto interessante, che affonda le radici in epoca antica, tanto che era già nota al tempo degli Etruschi. Il suo nome è di origine greca, forse collegato a Telamone, personaggio mitologico, che sarebbe sepolto sotto lo sperone roccioso su cui sorge la rocca. Quest’ultima, imponente e di un certo fascino, ben illuminata la notte e circondata da alte mura, fu costruita nel XIII secolo dai conti Aldobrandeschi. Attacchi di pirati e condizioni insalubri del luogo – la malaria mieteva molte vittime – portarono al declino e al progressivo spopolamento, fino a una lenta ripresa nel XVIII secolo. Fu nel 1860 che Talamone ebbe di nuovo il suo momento di gloria: vi sbarcò il 7 maggio Giuseppe Garibaldi durante la spedizione dei Mille. Oggi è meta frequentata d’estate. Noi abbiamo camminato per vicoli deserti, in un silenzio quasi surreale, cenando al bar “L’Approdo”., davanti al porticciolo.
Il giorno seguente la nostra unica, importante tappa è stata Tarquinia, in provincia di Viterbo, Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Dal colle su cui sorge il centro storico si ha una vista stupenda, fino al mare. Antichissimo insediamento etrusco, diede a Roma i suoi ultimi tre re (Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo). La nostra visita ha incluso il magnifico Museo Archeologico, ospitato dal 1924 nel quattrocentesco Palazzo Vitelleschi. Le collezioni sono straordinarie, tra le più preziose raccolte di arte etrusca al mondo: su tre piani si possono ammirare sarcofagi del IV sec. a C., con statue-ritratto di uomini e donne in posizione sdraiata, meravigliosamente scolpite, insieme ad affreschi staccati dalle tombe sotterranee della necropoli, a vasellame, gioielli, reperti trovati durante gli scavi. Dai nomi incisi sui sarcofagi sono stati ricavati interessanti alberi genealogici di illustri famiglie etrusche, come quella dei Partunu. Il capolavoro è considerato la coppia dei “Cavalli alati”, uno splendido altorilievo dipinto che apparteneva al tempio dell’Ara della Regina: resta solo il timone della biga cui erano attaccati, dato che la lastra si è spezzata. Il biglietto del Museo comprende anche la visita alla vicina Necropoli di Monterozzi. Il sito è databile dalla fine del VII sec. a.C., fino all’inizio del I sec. a.C. Qui siamo rimasti più di due ore, visitando numerose tombe a tumulo, sparse in un vastissimo pianoro erboso, di grande fascino per gli affreschi in buona parte ben conservati. Immagini di animali quali pantere, leoni, cervi, e figure di danzatori, giocolieri, cacciatori, guerrieri, sembrano riportarci indietro di decine di secoli. Anche i disegni geometrici che spesso decorano soffitti e pareti sono pregevoli.
La meta della seconda giornata di viaggio era il Lido di Ostia (Hotel Ping Pong, Lungomare Paolo Toscanelli 84), dove ci siamo fermati un paio di notti. È stata una piacevole sorpresa: viali alberati con eleganti palazzine d’epoca, spiaggia ampia e pulita, mare limpido… I Romani sono fortunati! Ovviamente in estate sciami di turisti e bagnanti rendono il luogo diverso da come l’abbiamo visto noi in bassa stagione, ma in ogni caso le potenzialità restano molto alte. Il molo, collegato ad una grande rotonda, è davvero scenografico, e vi si recano anche molti pescatori e musicisti di strada. Nell’isola pedonale intorno a piazza Anco Marzio si trovano numerosi locali e ottimi ristoranti. Certo occorrerebbe migliorare il verde (aiuole fiorite e palme ben curate renderebbero piazze e passeggiate davvero bellissime) e soprattutto risistemare il lungomare, la cui pavimentazione è sconnessa in più punti. Non solo, sarebbe necessario riqualificarlo spostando o ridimensionando le file continue di grosse cabine degli stabilimenti balneari, che finiscono per impedire incredibilmente la vista del mare e della spiaggia! Esistono pure vere e proprie costruzioni palesemente abusive, che andrebbero rimosse. Molto valida e intelligente è invece la lunghissima pista ciclabile, che corre parallela alla passeggiata.
La mattina del 2 novembre, Commemorazione dei Defunti, ci siamo avviati a piedi verso il Parco Letterario dedicato a Pier Paolo Pasolini, sorto nel punto in cui fu trovato, esattamente quarantanove anni fa, il suo cadavere, straziato da assassini rimasti sconosciuti (l’allora diciassettenne Pino Pelosi, che inizialmente si addossò la responsabilità dell’omicidio, fu probabilmente solo spettatore dell’agguato al grande scrittore e regista). Alla fine del lungomare si percorre una via deserta e si giunge a un cancello. Si entra in un piccolo giardino, curato dalla LIPU che tutela la zona – interessata dalla foce del Tevere – grazie a un’Oasi naturalistica, il Centro Habitat Mediterraneo, che ha sostituito la squallida area fangosa dell’Idroscalo, occupata da rifiuti e baracche, dove fu selvaggiamente aggredito Pasolini. Qua e là tra l’erba e gli alberi si trovano cippi di pietra, che portano incisi significativi versi del poeta, e diverse panchine. In mezzo è stato eretto, nel 2005, un monumento bianco, opera dello scultore Mario Rosati: una rondine stilizzata, con il bel testo pasoliniano “…passivo come un uccello che vede tutto, volando, e si porta in cuore nel volo in cielo la coscienza che non perdona”, tratto da “Lavoro tutto il giorno” (in Poesia in forma di rosa).
Dal Lido di Ostia ci siamo quindi spostati a Roma, utilizzando il treno (in realtà, una metropolitana) che parte ogni 20 minuti dalla stazione di Lido Centro, raggiungendo la capitale in circa mezz’ora, dopo nove fermate, al capolinea di Porta San Paolo, collegato alla fermata “Piramide” della linea B. Abbiamo trascorso un piacevole pomeriggio passeggiando e ammirando ancora una volta il Colosseo, i Fori Imperiali, il Campidoglio, piazza di Spagna, Trinità dei Monti…Peccato che la folla di turisti che invadeva le strade e le piazze fosse davvero impressionante, il che rendeva a tratti addirittura impossibile camminare. Un altro ostacolo è rappresentato, in questo periodo, dai numerosi e ingombranti cantieri per la costruzione della linea C della metropolitana; e se si aggiungono le impalcature per i lavori di restauro di chiese e monumenti, in funzione del prossimo Giubileo del 2025, si può comprendere come sia difficile al momento visitare la città. Abbiamo visto la magnifica Fontana di Trevi perfettamente ripulita ma…senz’acqua! E ci sono chiese con capolavori di Caravaggio, come la Basilica di Santa Maria del Popolo, inesorabilmente chiuse.
Abbiamo infine dedicato la mattina di domenica agli scavi di Ostia Antica (raggiungibile in due fermate di metropolitana se si vuole lasciare l’auto al Lido). La visita, gratuita essendo la prima domenica del mese, ha richiesto quasi tre ore: il sito archeologico è il più vasto al mondo, si estende per 150 ettari, e la superficie da scavare è ancora enorme! All’epoca della sua costruzione, nel VII sec. a.C., sotto Anco Marzio, la città si trovava alla foce del Tevere, sul mare. Era infatti sorta come luogo fortificato per ospitare la flotta romana, poi si espanse in epoca imperiale e divenne uno strategico porto commerciale, fondamentale per il grano e altri prodotti, fino al declino iniziato nel III sec. d.C. a seguito della costruzione di altri porti. La città si insabbiò lentamente, portando la linea di costa a circa 3 km di distanza; ma fu proprio questo processo a rendere possibile la conservazione degli edifici. Percorrendo il lunghissimo Decumanus Maximus da Porta Romana, si possono ammirare numerose terme, il teatro, i magazzini, quartieri residenziali, templi, anche sotterranei come il suggestivo Mitreo. Mosaici con magnifiche figure nere su fondo bianco ricoprono pavimenti; affreschi dai colori ancora vivaci si ritrovano su pareti; statue, colonne, porticati, lavatoi, fontane, perfino banconi da mescita e latrine pubbliche si incontrano camminando alla scoperta del sito. Mancano cartelli indicatori di un percorso, è quindi indispensabile avere una mappa per non perdere le strutture più interessanti, essendo il sito un vero labirinto.
Sulla strada del ritorno, con ancora negli occhi le bellezze attraversate, ci siamo fermati per cenare e pernottare nei pressi di Firenze, a Impruneta, in un ex convento francescano ristrutturato e adibito a splendido hotel (Villa Castiglione), circondato dal verde, su un colle. Lontano, ecco spiccare la cupola del Brunelleschi. Torneremo senz’altro a rivedere anche lo splendore della città di Dante, in un altro, prossimo lungo week end.









