giovedì, Aprile 3, 2025
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UN MINI-WEEKEND AL LAGO, TRA STORIA E PAESAGGIO

Partire un venerdì mattina di giugno da Milano per il lago di Garda e tornare nel tardo pomeriggio di sabato può essere una scelta vincente, per ritagliarsi una breve pausa piacevolissima (e di grande interesse) evitando il traffico sull’A4.

Siamo giunti dopo circa due ore di viaggio tranquillo a Mòniga del Garda, dove abbiamo parcheggiato nei pressi del castello, posto sopra un’altura. Risalente al X secolo, aveva scopo difensivo, in quanto serviva come rifugio agli abitanti in caso di scorrerie barbariche. Ricostruito nel XIV-XV secolo, conserva una cinta muraria ben preservata; si entra attraverso un ingresso ad arco, sotto una torre, e si può camminare tra case di pietra e bassi edifici molto curati, dai davanzali pieni di fiori. Le alte mura merlate si affacciano, dalla parte opposta, su un vasto prato, utilizzato dal Comune per eventi. Scendendo verso la spiaggetta, si incontrano le indicazioni per il Chiosco al Castello, dove si può mangiare un boccone su un bel terrazzino panoramico.

Ripresa l’auto, siamo arrivati in pochi minuti all’Hotel Belvedere di Manerba, dove avevamo prenotato le camere tramite Booking: davvero un ottimo indirizzo. Una splendida piscina a sfioro su una grande terrazza vista lago ci ha consentito, nonostante il cielo un po’ nuvoloso, di goderci nel primo pomeriggio una sosta rinfrescante, con qualche nuotata e un meritato riposo sulle sdraio. Ci siamo poi incamminati per una passeggiata, su indicazione dell’addetto alla reception, verso la romanica Pieve Vecchia, che si raggiunge a piedi in poco più di mezz’ora, su una stradina in mezzo al verde, tra ulivi e cipressi. Dedicata a Santa Maria, se ne ha notizia certa già nel 1145, in quanto citata in una bolla papale: l’interno, a tre navate, è molto suggestivo, con resti di affreschi e un bel pulpito ligneo. Accanto, si erge un alto campanile. Proseguendo lungo la strada, ci siamo diretti verso il parco naturale della Rocca di Manerba, salendo al sito archeologico: a circa 200 m di quota sulla cima, contrassegnata da una grande croce metallica, si gode un panorama eccezionale a 360° sul lago e dintorni. Il luogo, già nell’età del bronzo, era sede di riti sacrificali; in epoca romana fu dedicato al culto di Minerva (il nome “Manerba” deriva proprio dal nome della dea), alla quale fu eretto un santuario. Si cammina in realtà all’interno dei resti di un castello medioevale, costruito tra l’VIII e il XV secolo a scopo difensivo, i cui cinti murari sono ancora visibili. Gli scavi nella zona intorno al sito hanno messo in evidenza tracce e reperti di una villa del I sec. d.C., e di una necropoli. Il Museo Civico Archeologico della Valtènesi, lungo la strada che porta alla Rocca, espone ceramiche, anfore, punte di freccia, resti di palafitte: in estate vengono organizzate, in alcune occasioni, visite guidate seguite da un apericena. Sulla via del ritorno ci siamo fermati a bere un’ottima birra, accompagnata da Bratwurst con crauti e patate, a un tavolo all’aperto di un locale, il Grillgarden – molto frequentato da turisti tedeschi – che ci ha fatto pensare di essere in Baviera… Il giorno seguente, dopo un’ottima colazione, ci siamo diretti in auto verso Salò, che abbiamo in realtà raggiunto a piedi con una piacevole camminata lungo una pista ciclopedonale. La strada d’accesso era infatti temporaneamente chiusa per il passaggio della Mille Miglia, storica competizione automobilistica (quasi centenaria) sul percorso Brescia – Roma – Brescia (circa 1600 km, ossia “1000 miglia”), che nel tempo ha visto alterne vicende soprattutto legate a tragici incidenti – nel 1938 e nel 1957 – e alla seconda guerra mondiale. Questa edizione si è svolta dall’11 al 15 giugno, e si è praticamente conclusa con la magnifica “passerella” di decine e decine di auto d’epoca a Salò, accolte festosamente da una folla di spettatori in attesa, muniti di striscioni e bandierine. Nonostante la manifestazione e l’inevitabile afflusso di turisti siamo riusciti a passeggiare tranquillamente costeggiando il lago, dalle acque trasparenti e pulitissime, per poi fermarci al bar – bistrot Ziglioli di piazza Zanardelli, per un veloce spuntino. Salò si stende al centro di un’ampia insenatura, di fronte a Portese, punto d’imbarco di San Felice del Benaco, e presenta un elegante porticciolo. Si respira un’atmosfera molto gradevole e davvero vacanziera. La visita al MuSa (Museo di Salò, via Brunati 9,www.museodisalo.it ) ha poi reso la giornata ancora più interessante. Molto valide le opere di una collezione privata esposte nella bella mostra “Dallo splendore alle incertezze, 1910 – 1950” (fino all’8 settembre), con numerosi dipinti e un paio di sculture dalla Belle Époque al secondo dopoguerra: da Angelo Landi ad Adriana Bisi Fabbri, da Ardengo Soffici a Mario Sironi. In altre sale del museo si possono ammirare la preziosa raccolta di lavori del pittore Antonio Maria Mucchi (1871-1945), ritrattista e vedutista di Fontanellato, nonché strumenti musicali correlati al liutaio Gasparo da Salò (1540-1609), considerato l’inventore del violino moderno; inoltre, la sezione dedicata agli strumenti dell’ottocentesco Osservatorio Metosismico Pio Bettoni e quella sui preparati anatomici del medico salodiano Giovan Battista Rini (1795-1856), che operava sui cadaveri con tecniche di “corrosione” per mettere in luce vasi, nervi, strutture di organi, a scopo didattico, dà un contributo originale a un percorso di storia della scienza. Ma è la sezione più recente, inaugurata nel 2023 e intitolata “L’ultimo fascismo, 1943-1945. La Repubblica sociale italiana” a farci fare un vero tuffo nella storia. La mostra è molto ben curata e documentata: fotografie, filmati, registrazioni, lettere, oggetti, ricostruzioni (anche quella di un rifugio antiaereo) accompagnano il visitatore a ripercorrere quei terribili mesi, dalla caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 voluta dal Gran Consiglio del fascismo, seguita dall’8 settembre, data del comunicato ufficiale, da parte di Badoglio, dell’armistizio di Cassibile. L’Italia, che stava vivendo già da tre anni l’orrore del conflitto mondiale, si trovò divisa in due parti, una a sud occupata dagli angloamericani e l’altra a nord occupata dai tedeschi; precipitò nel caos e, di fatto, in una drammatica guerra civile. Il lago di Garda divenne strategico per Mussolini (liberato da paracadutisti tedeschi, il 12 settembre, dalla prigionia del Gran Sasso): qui, a Salò, fonda lo “Stato fascista repubblicano”, subito denominato Repubblica Sociale Italiana, una sorta di “Stato fantoccio” tedesco; a Gargnano, più a nord, fissa la sua residenza e la sede della Presidenza del Consiglio. Le vicende sanguinose e le tappe politiche e belliche che ne seguirono, fino al 1945, sono ben illustrate lungo il percorso, che non è mai noioso o solo didattico: risulta anzi coinvolgente e molto istruttivo per il visitatore, una sorta di “bolla del tempo”. E a malincuore, dispiaciuti di non poter restare ancora sul lago “di una bellezza indicibile”, dove “tutto è azzurro, come un’ebbrezza improvvisa”, secondo quanto scriveva nel 1917 D’Annunzio, che a Gardone fece costruire pochi anni dopo la sua ricchissima residenza, il famoso Vittoriale, ritorniamo a Milano.

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