Il concerto del ViottiFestival, che da ormai ventisette anni attira a Vercelli schiere di musicofili, vedeva ieri sera, 1 marzo, il recital solistico del trentaduenne pianista abruzzese Leonardo Pierdomenico, già apprezzato dai Vercellesi in un precedente Festival e ormai impostosi come uno dei migliori pianisti della sua generazione, lanciato nello ‘starsystem’ internazionale dalla brillante partecipazione al più prestigioso concorso pianistico al mondo, il van Cliburn, ove, nell’edizione 2017 ottenne il premio Raymond Buck. Noto in particolare come interprete lisztiano, Pierdomenico ha presentato ieri sera un programma impaginato su due pezzi del suo autore preferito, cui si affiancavano altrettante composizioni di Ravel (di cui ricorrono, ricordiamolo, i 150 anni dalla nascita) e, a concludere, la seconda sonata per pianoforte di S.Rachmaninov. I due brani lisztiani erano il quarto pannello del Terzo libro degli Années de pelerinage, Les Jeux d‘eau à la Villa d’Este e la Ballata n.2 in si minore S171.
Nell’interpretazione della Ballata n.2 c’è, potremmo dire, tutta la personalità pianistica di Pierdomenico: dando per scontato un controllo straordinario di tutte le risorse della tecnica pianistica al suo livello più alto, che si esalta nelle impetuose ottave spezzate ricorrenti nel pezzo, il meglio del giovane pianista abruzzese è nella duttilità del suono che sa aderire con rara sapienza espressiva al complesso materiale tematico su cui la Ballata è costruita: il tocco di Pierdomenico, molto curato nelle dinamiche e nella ricerca timbrica, già ad apertura di pezzo restituisce con intensità emozionante il contrasto tra la cupa figurazione della regione grave della tastiera e una cantabile linea melodica che sotto le dita di questo interprete acquista una particolare luminosità, quasi un sogno che affiori dalle tenebre di un incubo. Ma in questo capolavoro di Liszt c’è anche posto per momenti di enfasi declamatoria e di slancio eroico, in cui il suono di Pierdomenico si carica di impetuosa energia, che dà ulteriore slancio ad un virtuosismo di gran classe, sempre al servizio della ricerca espressiva. La conferma, se mai ve ne fosse bisogno, che Pierdomenico è un eccellente pianista lisztiano è data dalla raffinatissima esecuzione degli Jeux d’eau, in cui con una calibratura sottilissima dei valori timbrici e con un tocco sempre ben articolato, senza mai alcuna secchezza, trae dalla tastiera un suono dai colori sempre mutevoli e di luminosa iridescenza, caratteristici di questo celeberrimo pezzo. Pierdomenico ha un modo di affondare il tasto che gli consente di ottenere una vibrazione sonora di grande efficacia, con una tecnica davvero notevole dell’avambraccio e del polso, ottimi legati e un uso corretto del pedale. Nel primo dei due brani di Ravel, la Pavane pour une infante defunte, che apriva il concerto, lo stile esecutivo di Pierdomenico ottiene un risultato di assoluta eccellenza nello sfruttare il diatonismo dominante, per dare voce ad un lirismo di penetrante espressività, ma mantenendo sempre un suono chiaro e di misurata eleganza nella forma. Il secondo pezzo di Ravel, Le Gaspard de la nuit, , è notoriamente un’esplosione di virtuosismi di tecnica, armonia e timbrica Dei tre pannelli che lo compongono, Pierdomenico raggiunge eccellenti esiti interpretativi nel secondo, Le Gibet (il patibolo), con un’ampia varietà di timbri e di valori espressivi su quell’ossessionante pedale che starebbe a rappresentare lo spenzolare dell’impiccato dalla forca. Rachmaninov posto alla conclusione del programma, con la sua Sonata n.2 in si bemolle minore op.36, quasi a fare da punto di confluenza e di sintesi tra Liszt e Ravel, è una chiara indicazione di come Pierdomenico intenda la musica del compositore russo: lungi dal considerarlo un epigono di un tardo romanticismo, magari ancora capace di affascinare, ma ormai irrimediabilmente superato, il Rachmaninov del giovane talento abruzzese è il compositore che irradia nel ‘900 la rivoluzione del linguaggio musicale di Liszt. Rivoluzione che consiste, nelle opere più riuscite del compositore russo (e la sonata n.2 è tra queste) in un nuovo modo di costruire i temi, per serie multiformi di varianti ed episodi, di permutazioni ritmico-melodiche, che presentano un succedersi incessante di situazioni armoniche, tematiche, timbriche, inaspettate. Questo, almeno a noi, appare chiaro soprattutto nella splendida interpretazione del secondo tempo dell’opera di Rachmaninov, dove il respiro dinamico del fraseggio e la cura dei timbri da parte di Pierdomenico porta in primo piano una scrittura musicale di continua trasformazione, dove ciò che ritorna non si presenta mai eguale, dove ogni organicità d’insieme, al di là delle apparenze, cede il posto ad un frammentismo della forma. Ma in generale tutta questa sonata, compreso il terzo tempo, di leggendaria difficoltà, è stata eseguita superbamente da un Pierdomenico che al termine del concerto ha ricevuto la maritata ovazione del pubblico, incantato da un pianista che, come suggerito dal titolo della serata di ieri, sa far sognare col suo virtuosismo. Pierdomenico ha concesso come fuori programma un Preludio di Chopin, di cui ieri ricorreva il compleanno: ottima l’esecuzione, suggellata dagli applausi dei presenti, al termine di un’altra serata musicale vercellese da custodire nella memoria. (Foto dall’Ufficio Stampa di Vercelli)
2 marzo 2025 Bruno Busca