Un’intera serata dedicata a Prokofiev per l’Orchestra Sinfonica di Milano, diretta dal newyorkese Andrew Litton, che ieri ha incantato il pubblico dell’Auditorium. Il programma si è aperto con l’Ouverture op. 91 da Guerra e Pace, seguita dal Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in Sol minore op. 16, per concludersi con la Sinfonia n. 4 in Do maggiore op. 112 (seconda versione). Tre composizioni rappresentative dello stile e della struttura armonica del grande compositore russo, che insieme a Šostakovič resta uno dei massimi esponenti della scuola musicale del Novecento. L’Ouverture, scritta tra il 1941 e il 1942, è un Andante, un poco maestoso ricco della coralità sinfonica tipica di Prokofiev. Le linee melodiche si intrecciano con armonizzazioni che evocano, e nello stile assomigliano, ad alcune pagine tratte da Romeo e Giulietta. Ottima l’interpretazione della Sinfonica milanese, guidata con sicurezza da Litton.

L’ingresso in scena del pianista veneto Alessandro Taverna per il Concerto op. 16 ha segnato un netto cambio di atmosfera. Composto nel 1913 da un giovane Prokofiev appena ventiduenne, il brano testimonia già il suo straordinario talento pianistico, con un virtuosismo che impone all’esecutore continui spostamenti delle mani tra gli estremi della tastiera. Qui emerge il carattere più aspro e percussivo del compositore, pur sempre raffinato e inconfondibilmente personale. Il concerto, articolato in quattro movimenti—soluzione inconsueta per il genere—ha trovato in Taverna un interprete eccellente, capace di restituire ogni

dettaglio con chiarezza e grande senso del contrasto dinamico. Il pubblico ha accolto la sua splendida esecuzione con applausi calorosi e meritatissimi. Come bis solistico, il pianista ha regalato un’esecuzione virtuosistica della celebre Toccata da Play Piano Play di Friedrich Gulda, un brano intriso di jazz, interpretato con brillante rapidità e precisione, offrendo un momento di autentica magia. Dopo il breve intervallo, è stata la volta della Sinfonia n. 4 op. 112, nella seconda versione, composta tra il 1929 e il 1930. Un’opera ingiustamente poco eseguita, che ha messo in luce il linguaggio più maturo e riconoscibile di Prokofiev. L’eccellente interpretazione dell’orchestra ha esaltato le qualità di tutte le sezioni, mentre la direzione di Litton ha saputo valorizzare ogni sfumatura della partitura. Il pubblico ha risposto con calorosi applausi finali. Domenica alle 16:00 la replica: un appuntamento da non perdere.
15 marzo 2025 Cesare Guzzardella
